Continuiamo a mobilitarci contro il polo imperialista europeo
Rete dei Comunisti
Come Rete dei Comunisti pensiamo sia importante prendere parola su due iniziative che si svolgeranno il 5 aprile a Roma ed il 6 a Bologna, e che vanno nella direzione della costruzione di un movimento contro le politiche belliciste dell’Unione Europea.
Il 5 aprile, l’Unione Sindacale di Base ha da tempo promosso alle 14:00 un’iniziativa in piazza Santi Apostoli a Roma dalle parole chiare “per il salario, contro il riarmo”.
É una tappa che si inserisce nel solco dell’azione che ha caratterizzato l’USB da anni con lo slogan “Giù le armi e su i salari” che metteva in luce come di fronte ad una spinta tendenza alla guerra come strumento di risoluzione dei conflitti internazionali, la condizione delle retribuzioni nel nostro paese era stagnante facendo scivolare sempre più anche settori di lavoratori, non solo precari, nella dimensione di woorking poor.
Uno slogan – “Giù le armi, su i salari”, ancora più pregnante oggi, in cui la volontà di convertire l’apparato produttivo continentale a fini bellici come tentativo di uscita dalla crisi, porterà ad un aumento delle dismissioni industriali e alla creazione di un esercito di “sommersi” a causa dell’onda della ristrutturazione, con una manciata di “salvati” che avranno nel complesso militar-industriale e nella filiera di ricerca ad esso collegata, l’unica possibilità d’impiego.
L’USB si è caratterizzata da anni come esperienza di sindacalismo confederale indipendente con una coerente politica anti-bellicista che ha visto i propri iscritti e iscritte in prima linea contro il “transito delle armi” nella filiera logistica – dai porti agli aeroporti – e di denuncia delle connessioni con l’industria bellica nel settore della Ricerca, così come per il ripudio dei tentativi di intruppare la scuola e l’università facendole diventare alcuni dei maggiori strumenti di militarizzazione ideologica delle nuove generazioni, e della società nel suo complesso. Questo impegno concreto è dimostrato anche dallo sciopero nazionale di venerdì 4 aprile, organizzato insieme all’Opposizione Studentesca d’Alternativa (OSA) e a Cambiare Rotta – organizzazione giovanile comunista.
E non va taciuta la coerente posizione dell’USB contro il genocidio in Palestina e per la volontà di rottura della complicità del nostro paese nella sua perpetrazione, che sono stati alcuni dei punti cardine delle rivendicazioni del riuscito sciopero “generale e generalizzato” del 13 dicembre scorso in sintonia con quello che il movimento di solidarietà con la Palestina chiede a gran voce, da più di un anno a questa parte.
Un segnale importante quello del 5 aprile di USB, soprattutto perché – proprio sulla questione della promozione del nazionalismo europeo come collante ideologico per giustificare il riarmo dell’UE – CGIL, CISL e UIL hanno ritrovato un loro
piano di convergenza e di assoluta subordinazione a quelli che sono i diktat delle oligarchie continentali convinte di surfare sull’onda delle ristrutturazioni, candidandosi a rappresentare quell’aristocrazia del lavoro che si illude di salvare sé stessa, diventando un ingranaggio della macchina bellica e della militarizzazione della società nel suo complesso, il tutto a discapito degli altri settori di classe.
L’altra importante mobilitazione si svolgerà a Bologna, domenica 6 aprile alle ore 1500 in Piazza San Francesco, in continuità con il presidio – trasformatosi in manifestazione – in piazza Barberini il 15 marzo scorso nella Capitale. Una mobilitazione, quella in Piazza San Francesco, in opposizione alla piazza chiamata dai sindaci di Bologna e Firenze a Piazza Nettuno in continuità con quella promossa da Michele Serra il 15 marzo a Piazza del Popolo a Roma.
In piazza San Francesco le parole d’ordine unitarie saranno “No al riarmo in Europa, No alla difesa comune, no all’economia di guerra”, per non farsi “mettere l’elmetto da Lepore e Funaro”.
É chiaro infatti che siamo di fronte ad un tentativo non estemporaneo di replicare il tentativo di promuovere una mobilitazione reazionaria di massa a trazione progressista, che ha nel Partito Democratico il proprio perno principale. Il PD tenta di porsi come maggiore vettore del partito trasversale della guerra comprendente la cosiddetta “maggioranza Ursula”, cercando di cooptare i corpi intermedi della sinistra ed utilizzando figure di spicco del mondo della cultura e dello spettacolo con un passato “progressista”.
É una mossa obbligata, quella del PD e soci, perché una porzione maggioritaria dell’opinione pubblica è contro il riarmo dell’Europa e segue con sempre maggiore apprensione la cronaca politica, considerando anche che uno dei maggiori tratti identitari del suprematismo occidentale – l’euro-atlantismo – sta crollando sotto i nostri occhi, così come tutte le bugie raccontate dai media mainstream in questi anni, falsità che la fuga dell’Occidente dell’Afghanistan e la criminale gestione della pandemia avevano già iniziato a smentire.
Occorre quindi rafforzare il più possibile come comunisti, come forze del movimento di classe e sinceri democratici, le spinte all’indipendenza politico-sindacale rispetto ai desiderata delle oligarchie continentali e delle dirigenze politiche che si fanno carico di portarne avanti le istanze, e costruire il più possibile momenti unitari contro l’attuale esecutivo, così come la falsa opposizione del costituendo “campo largo” con le sue dinamiche interne di lotta egemonica, da cui occorre sganciarsi e non subordinarsi.
Le iniziative a Roma, in piazza Santi Apostoli, del 5 aprile e quella a Bologna, in piazza San Francesco, del giorno dopo, vanno in questa direzione e devono essere rafforzate il più possibile.
Continuiamo a mobilitarci contro il polo imperialista per il Socialismo del XXI Secolo!